Vita Nova

Autore: Livio Gambarini

Editore: Acheron Books

Pagine: 379

Illustrazione di copertina: Antonio De Luca

 

Dalla quarta di copertina:

Toscana, tredicesimo secolo: prosegue l’epica saga di Guido Cavalcanti e del suo spirito-guida, l’astuto Kabal!

I ghibellini sono sconfitti. Mentre l’enigmatico San Pietro convoca l’Ancestrarca Kabal per affidargli una pericolosa missione nella Curia Romana, nella meravigliosa Firenze è tempo di festeggiamenti. Guido, capofamiglia Cavalcanti, lotta per difendere il suo desiderio di libertà anche nelle Lande dello Spirito e intreccia un sodalizio con il giovane Dante Alighieri, aiutandolo a far sbocciare il talento che lo renderà, un giorno, il più grande poeta della letteratura mondiale. Ad accomunarli, oltre alla stima reciproca, è la profonda devozione alle donne che essi amano. Ma in questa stessa misteriosa energia che muove il mondo, e che Dante definirà “Tirannia di Amore”, si nasconde un segreto che sconvolgerà la loro vita, riscrivendo i loro destini su pagine che sopravvivranno ai secoli…

Ho aspettato di rileggere il primo capitolo per avventurami nuovamente in questa dimensione, perché volevo cogliere al meglio tutta la storia sia quella spirituale, sia quella che ricalca la realtà.

Vita Nova inizia con il protagonista, Guido Cavalcanti che rischia di morire a causa di un’infezione alla gamba. Siamo immediatamente catapultati in una situazione che nel corrispettivo delle lande è accuratamente descritta, rendendo assolutamente credibile il parallelismo. Dopo poche pagine Livio si conferma nuovamente un grandissimo autore. La storia parte da li, per poi trascinarci nelle congiure dell’epoca. Lo stesso autore afferma che non tutti gli elementi storici (pochi comunque) rispettano le date reali ma a noi poco importa perché la trama non perde mai un colpo.

Le due figure di spicco nella materia rimangono, come nel precedente capitolo, Guido e Dante che cercando di gestire la loro esistenza al meglio affrontando i demoni e le sfide che il destino gli mette davanti. Il contesto generale creato poteri dell’epoca (Stato e Chiesa) condizionano pesantemente le loro scelte  ma anche nelle lande, dimensione che capitolo dopo capitolo viene esplorata e definita sempre meglio, la situazione non è diversa. In ultimo gli interessi personali, in tutte e due le realtà, costituiscono un peso importante nello svolgimento della trama.

Alla fine Kabal, gli Ancestrarchi, gli spiriti vaganti e le varie controparti degli umani non sono diversi.

Non si riesce a definire con certezza quali sono i buoni e i cattivi, anzi sembra che l’unica realtà ambita in tutte le dimensioni sia il potere ma nel romanzo i valori come amore e amicizia hanno un largo respiro. Viene anche affrontato un tema importatissimo, ovvero del libero arbitrio. Un grande romanzo su tutta la linea.

Per quanto riguarda l’immaginazione dell’autore, se nel primo capitolo ero stato colpito dalla presenza spirituale dei Porpora, qui ha emozionato la descrizione spirituale del papa. In quei paragrafi citati qui sotto, Livio lancia anche una, non troppo sottile, critica alla cristianità del tempo e alla sua corruzione, cosa che fa amare ancora di più questo romanzo (almeno a me).

“Era un gigantesco fiore con la base cinta da una corona d’oro, da cui s’innalzavano centinaia di petali simili a capelli vescovili di velluto candido. Dalla punta di ogni petalo si irraggiava un filo lucido, che saliva a scomparire oltre l’oculo della cupola. Dagli interstizi tra i petali stillava una densa melma nera, che colava ad ammucchiarsi sul pavimento. Spiriti alacri con mano di vanga la spingevano in cumoli mollicci agli angoli del salone, dove ecclesiasti incappucciati erano intenti a divorarla, bruciarla e tramutarla in inchiostro santo; quello che spariva semplicemente in larghe fenditure sul pavimento.”

Rimarrete incantati e in pochi giorni arriverete alla fine agognando il prossimo e forse conclusivo.

 

 

 

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